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JESOLO. Massaggi abusivi sulle spiagge, sul litorale tornano agguerrite le orientali, rigorosamente vestite di bianco, che propongono al turista disteso sul lettino un massaggio rilassante, a pochi euro, a seconda della durata temporale della seduta sotto il sole cocente.

Ma i rischi di un intervento effettuato da soggetti non professionisti potrebbero essere gravissimi. «Innanzitutto – commenta il dottor Moreno Momentè, fisioterapista e docente di «Assistenza alla mobilitazione» – sottoporre un persona a un massaggio senza effettuarne alcun tipo di valutazione a priori, quindi agendo in mancanza di precauzione e conoscenza di un’eventuale cartella clinica, può portare a problematiche e controindicazioni agli arti e alle vertebre, con danni locali e infiammazioni».

Questo nelle migliori delle ipotesi, perché agendo con manovre azzardate, come solitamente avviene, comporta conseguenze di grande rilevanza, come danni strutturali all’apparato muscolo-scheletrico, la possibilità di rottura dell’arteria vertebrale con discesso, sciatalgie, discopatie e anche fratture costali. I rischi sono altissimi per i diabetici e chi ha problemi cardiocircolatori.

«In questo caso – continua Momentè – le controindicazioni salgono, con conseguenze molto serie come piccoli infarti e nel diabetico piaghe all’apparato scheletrico e scompensi metabolici. Nei casi estremi si può rischiare il decesso».

Le massaggiatrici sono dotate di un vero e proprio listino prezzi, che prevede 60 euro per un’ora e 30 euro per mezz’ora.

«La tempistica – conclude Momentè – è assolutamente fuori luogo, perché la terapia non può essere basata su un criterio d’intervento economico. Il tutto è poi aggravato da situazioni igieniche poco chiare, con l’utilizzo di olii e unguenti di dubbia provenienza e che in soggetti portatori di allergie possono causare complicazioni”.

Per la prevenzione di questo pericoloso fenomeno, l’AifI, Associazione Italiana Fisioterapisti, ha predisposto dei moduli anonimi sul proprio portale online per le segnalazioni contro l’abusivismo, da inviare poi alle forze dell’ordine